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Minori e odio digitale, coinvolta anche l’Umbria, assessore Barcaioli: “Servono strumenti educativi per fermare la violenza”

(AUN) – Perugia, 30 marzo 2026 - “La diffusione di contenuti neonazisti e suprematisti tra i giovani è un fenomeno grave. Si sviluppa nella solitudine e in spazi digitali chiusi, dove l’odio viene normalizzato e la violenza esaltata. Il contrasto esclusivamente punitivo non può risolvere il problema. Servono strumenti educativi capaci di intercettare il disagio, offrire alternative e creare relazioni solide prima che fragilità e isolamento sfocino in gesti estremi. Scuola, servizi territoriali e comunità educanti costituiscono il primo presidio contro la radicalizzazione”. Lo sottolinea Fabio Barcaioli, assessore regionale all’Istruzione e al Welfare, commentando il caso del diciassettenne arrestato nell’operazione antiterrorismo che ha coinvolto anche l’Umbria.  

“Ed è proprio per rispondere a queste esigenze che l’Umbria sta rafforzando il suo sistema educativo - continua Barcaioli - La Regione ha deciso di investire 22 milioni del Fondo sociale europeo in interventi che vanno dalle comunità educanti alla mobilità scolastica, fino ai progetti culturali e di educazione alle emozioni, come 'Vince l’amore' o i 'Viaggi della Memoria', fondamentali per plasmare una coscienza critica. I patti educativi poi, in corso di approvazione, collegano scuole, Comuni, famiglie e terzo settore, creando una rete stabile capace di sostenere i ragazzi e intercettare il disagio prima che diventi isolamento o violenza”.

“Casi come questo generano paura e insicurezza nella comunità. È comprensibile, ma la preoccupazione va trasformata in azione - aggiunge Barcaioli - Il Governo deve tornare a investire nella scuola e nell’educazione alle relazioni, rafforzando i servizi di supporto ai giovani per intercettare segnali di disagio prima che diventino pericolosi. Solo così possiamo fermare l’odio, proteggere i ragazzi e costruire comunità in cui confronto, partecipazione e conoscenza prevalgono sulla violenza. Non bastano nuove leggi securitarie, è fondamentale stare accanto ai ragazzi, ascoltarli, comprenderli e aiutarli, senza lasciarli soli”.


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