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Assisi, 18 giugno 2026 – La Commissione ENVE (Ambiente, cambiamenti climatici ed energia) del Comitato europeo delle Regioni (Cdr) riunita alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli ha votato all’unanimitá l'adozione del parere "Riesame dell'attuazione delle politiche ambientali - attuazione e semplificazione delle politiche ambientali dell'UE" che ha visto in qualità di relatrice del CdR la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e in qualità di esperto l'assessore Thomas De Luca.
Alle due giornate del 18 e 19 giugno partecipano oltre 150 leader locali e regionali - come sindaci, consiglieri regionali, assessori comunali –, esperti e rappresentanti delle istituzioni dell'UE provenienti da tutta Europa, a conferma del grande interesse suscitato dai temi in discussione e del ruolo sempre più centrale dell'Umbria. A guidare i lavori, il presidente della Commissione ENVE Konstantinos Bakoyannis, ex sindaco di Atene, oggi consigliere comunale della capitale greca.
I lavori iniziati con i saluti istituzionali della presidente Stefania Proietti, del sindaco di Assisi Valter Stoppini, della vicepresidente della Provincia di Perugia Laura Servi e sono continuati con la discussione, la votazione e l’adozione del parere di cui è relatrice la Presidente Proietti a nome di tutte le regioni e città europee. Dopo l'adozione da parte della Commissione ENVE ad Assisi, il testo sarà votato dalla plenaria del Comitato delle Regioni durante la sessione del 13-14 ottobre e, se approvato, verrà poi pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'UE e trasmesso alle altre istituzioni dell'Unione.
Di cosa tratta il parere sull'attuazione delle politiche ambientali europee
Il documento "Riesame dell'attuazione delle politiche ambientali - attuazione e semplificazione delle politiche ambientali dell'UE", di cui è relatrice la Presidente, con l'assessore Thomas De Luca in qualità di esperto, parte da un dato economico e sociale allarmante: la mancata attuazione delle norme ambientali genera costi spaventosi per l'UE stimati in 180 miliardi di euro all'anno di spese sanitarie, morti premature e perdita di servizi ecosistemici.
Al contrario, il deficit di investimenti necessario per garantire la piena attuazione delle politiche ambientali del Green Deal è di 122 miliardi all'anno.
Tradotto in termini di bilancio, ogni due euro investiti oggi per chiudere questo divario si generano fino a tre euro di risparmi e benefici futuri tangibili. Il peso di questa sfida ricade quasi interamente sulle amministrazioni locali: le regioni e le città attuano infatti il 70% delle politiche di mitigazione climatica e il 90% di quelle di adattamento, spendendo 8 euro su 10 del totale dei fondi europei destinati all'ambiente. Tuttavia, 7 comuni su 10 denunciano una grave carenza di tecnici esperti, ostacolo primario alla transizione.
Di fronte a un'Europa gravata da oltre 300 procedure di infrazione ambientale, che rappresentano circa il 19% di tutte le infrazioni comunitarie, il parere approvato dalla Commissione ENVE invoca un deciso e profondo cambio di paradigma istituzionale.
Il documento chiede di superare la logica dell'esclusivo monitoraggio punitivo per approdare a un modello di reale assistenza proattiva.
Se le sanzioni restano uno strumento inevitabile, si sottolinea anche l'urgenza di creare meccanismi innovativi di "earmarking", ovvero un sistema che permetta di trattenere i proventi derivanti dalle sanzioni ambientali e dalla tassazione sull'inquinamento direttamente sui territori che subiscono i danni.
Tali risorse non devono disperdersi, ma devono tornare alle comunità locali per finanziare opere strutturali di mitigazione climatica e di adattamento.
A questo si aggiunge la ferma condanna del cosiddetto "gold plating", la dannosa pratica con cui gli Stati membri aggiungono ingiustificati strati di complessità burocratica durante il recepimento delle direttive europee, allontanando gli obiettivi di sostenibilità dalla loro concreta applicabilità locale.
Per superare l'ostacolo della carenza di personale, il Comitato chiede al Parlamento Europeo e alla Commissione di finanziare e lanciare un progetto pilota denominato "Erasmus Green Regions and Cities", un programma strutturato per ospitare giovani tirocinanti negli enti locali, formare nuove figure professionali e potenziare programmi europei di capacity-building già esistenti.
Viene inoltre ribadita la necessità di finanziare direttamente la sicurezza idrogeologica per la prevenzione strutturale, di supportare i comuni nella mappatura delle vulnerabilità sociali attraverso il Fondo Sociale per il Clima per scongiurare nuove povertà energetiche, e di eliminare gradualmente i sussidi dannosi per l'ambiente spostando parzialmente e gradualmente la tassazione dal lavoro all'inquinamento.
Un'attenzione centrale del documento è rivolta alla gestione delle risorse idriche e all'economia circolare. Il quadro europeo delineato dai dati è severo: meno del 30% delle acque superficiali vanta un buono stato chimico, a causa della contaminazione da sostanze tossiche e microinquinanti industriali e agricoli.
Per invertire questa pericolosa tendenza, il parere richiede con fermezza l'apertura di fondi diretti ai comuni per l'ammodernamento urgente dei sistemi di depurazione.
Viene chiesta l'adozione di un bando progressivo a livello europeo per le sostanze pericolose immesse sul mercato, a partire da quelle contenenti PFAS a catena lunga. Inoltre, il testo raccomanda un'integrazione vincolante tra le direttive sulle acque e le politiche agricole comunitarie, chiedendo che i fondi dell'agricoltura siano strettamente legati all'adozione documentata di pratiche ecologiche per arginare anche le violazioni legate alle emissioni di ammoniaca, senza per questo penalizzare la vitalità del settore agricolo.
In stretta connessione con le pratiche agricole e l'assorbimento delle emissioni, il testo sottolinea i dati allarmanti emersi con il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali, che mostrano che diversi Stati membri riportano "debiti contabili" a causa della minore capacità di assorbimento del carbonio nei loro suoli e nelle loro foreste; per questo viene sostenuta la rapida diffusione delle iniziative di carbonio-coltura (cioè il sequestro del carbonio nei suoli agricoli) che potrebbero fornire agli agricoltori una nuova e affidabile fonte di reddito per mitigare fattivamente i cambiamenti climatici.
Parallelamente, si chiede di smettere di relegare l'economia circolare a una mera politica di gestione dei rifiuti per promuoverla a vero e proprio motore di resilienza climatica.
L'Europa viaggia ancora a due velocità: mentre il sud e l'est dipendono eccessivamente dalle discariche, il nord Europa fallisce clamorosamente nella prevenzione, registrando alcuni dei tassi pro capite di produzione di rifiuti più alti al mondo e un forte affidamento agli inceneritori.
Il CdR suggerisce quindi di accelerare i finanziamenti per gli impianti di trattamento biologico e selezione meccanica, di fissare rigidi tetti massimi pro capite per i rifiuti residui, di introdurre norme di ecodesign e di rendere economicamente competitivi i mercati delle materie prime seconde rispetto alle risorse vergini, per far sì che la raccolta differenziata non si traduca in oneri insostenibili per le amministrazioni. Non viene tralasciato, infine, l'impegno per la legalità e la lotta alle ecomafie: il parere riconosce che i reati ambientali, il traffico illecito di rifiuti e l'infiltrazione delle "eco-mafie" costituiscono una grave minaccia sia per la corretta attuazione delle politiche dell'UE che per la salute pubblica ed esprime ferma solidarietà ai sindaci in prima linea contro le ecomafie proponendo di inserire il contrasto alla criminalità ambientale come criterio premiante all'interno dei prestigiosi premi europei Green Capital e Green Leaf.
Il testo finale è il risultato di un percorso istituzionale profondamente inclusivo e corale, che ha saputo ascoltare le voci e le esigenze di tutte le comunità, dalle grandi aree urbane ai centri rurali e montani.
A seguito delle consultazioni, sono stati presentati ben 50 emendamenti da parte di rappresentanti di diverse nazioni e sensibilità politiche.
Per valorizzare questa eccezionale ricchezza di contributi, la relatrice ha scelto un approccio basato sull'inclusione e sulla condivisione, depositando 13 emendamenti per accogliere e fondere organicamente le migliori idee dei vari presentatori in un unico fronte coeso, recependo contestualmente anche le osservazioni tecniche fornite dalla Commissione Europea per garantire la massima incisività del testo finale.
Il risultato è un parere forte e unitario: i territori non si sottraggono alla transizione verde, ma chiedono all'Europa di fornire gli strumenti giusti per renderla realtà.
Assisi, 18 giugno 2026 – La Commissione ENVE (Ambiente, cambiamenti climatici ed energia) del Comitato europeo delle Regioni (Cdr) riunita alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli ha votato all’unanimitá l'adozione del parere "Riesame dell'attuazione delle politiche ambientali - attuazione e semplificazione delle politiche ambientali dell'UE" che ha visto in qualità di relatrice del CdR la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e in qualità di esperto l'assessore Thomas De Luca.
Alle due giornate del 18 e 19 giugno partecipano oltre 150 leader locali e regionali - come sindaci, consiglieri regionali, assessori comunali –, esperti e rappresentanti delle istituzioni dell'UE provenienti da tutta Europa, a conferma del grande interesse suscitato dai temi in discussione e del ruolo sempre più centrale dell'Umbria. A guidare i lavori, il presidente della Commissione ENVE Konstantinos Bakoyannis, ex sindaco di Atene, oggi consigliere comunale della capitale greca.
I lavori iniziati con i saluti istituzionali della presidente Stefania Proietti, del sindaco di Assisi Valter Stoppini, della vicepresidente della Provincia di Perugia Laura Servi e sono continuati con la discussione, la votazione e l’adozione del parere di cui è relatrice la Presidente Proietti a nome di tutte le regioni e città europee. Dopo l'adozione da parte della Commissione ENVE ad Assisi, il testo sarà votato dalla plenaria del Comitato delle Regioni durante la sessione del 13-14 ottobre e, se approvato, verrà poi pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'UE e trasmesso alle altre istituzioni dell'Unione.
Di cosa tratta il parere sull'attuazione delle politiche ambientali europee
Il documento "Riesame dell'attuazione delle politiche ambientali - attuazione e semplificazione delle politiche ambientali dell'UE", di cui è relatrice la Presidente, con l'assessore Thomas De Luca in qualità di esperto, parte da un dato economico e sociale allarmante: la mancata attuazione delle norme ambientali genera costi spaventosi per l'UE stimati in 180 miliardi di euro all'anno di spese sanitarie, morti premature e perdita di servizi ecosistemici.
Al contrario, il deficit di investimenti necessario per garantire la piena attuazione delle politiche ambientali del Green Deal è di 122 miliardi all'anno.
Tradotto in termini di bilancio, ogni due euro investiti oggi per chiudere questo divario si generano fino a tre euro di risparmi e benefici futuri tangibili. Il peso di questa sfida ricade quasi interamente sulle amministrazioni locali: le regioni e le città attuano infatti il 70% delle politiche di mitigazione climatica e il 90% di quelle di adattamento, spendendo 8 euro su 10 del totale dei fondi europei destinati all'ambiente. Tuttavia, 7 comuni su 10 denunciano una grave carenza di tecnici esperti, ostacolo primario alla transizione.
Di fronte a un'Europa gravata da oltre 300 procedure di infrazione ambientale, che rappresentano circa il 19% di tutte le infrazioni comunitarie, il parere approvato dalla Commissione ENVE invoca un deciso e profondo cambio di paradigma istituzionale.
Il documento chiede di superare la logica dell'esclusivo monitoraggio punitivo per approdare a un modello di reale assistenza proattiva.
Se le sanzioni restano uno strumento inevitabile, si sottolinea anche l'urgenza di creare meccanismi innovativi di "earmarking", ovvero un sistema che permetta di trattenere i proventi derivanti dalle sanzioni ambientali e dalla tassazione sull'inquinamento direttamente sui territori che subiscono i danni.
Tali risorse non devono disperdersi, ma devono tornare alle comunità locali per finanziare opere strutturali di mitigazione climatica e di adattamento.
A questo si aggiunge la ferma condanna del cosiddetto "gold plating", la dannosa pratica con cui gli Stati membri aggiungono ingiustificati strati di complessità burocratica durante il recepimento delle direttive europee, allontanando gli obiettivi di sostenibilità dalla loro concreta applicabilità locale.
Per superare l'ostacolo della carenza di personale, il Comitato chiede al Parlamento Europeo e alla Commissione di finanziare e lanciare un progetto pilota denominato "Erasmus Green Regions and Cities", un programma strutturato per ospitare giovani tirocinanti negli enti locali, formare nuove figure professionali e potenziare programmi europei di capacity-building già esistenti.
Viene inoltre ribadita la necessità di finanziare direttamente la sicurezza idrogeologica per la prevenzione strutturale, di supportare i comuni nella mappatura delle vulnerabilità sociali attraverso il Fondo Sociale per il Clima per scongiurare nuove povertà energetiche, e di eliminare gradualmente i sussidi dannosi per l'ambiente spostando parzialmente e gradualmente la tassazione dal lavoro all'inquinamento.
Un'attenzione centrale del documento è rivolta alla gestione delle risorse idriche e all'economia circolare. Il quadro europeo delineato dai dati è severo: meno del 30% delle acque superficiali vanta un buono stato chimico, a causa della contaminazione da sostanze tossiche e microinquinanti industriali e agricoli.
Per invertire questa pericolosa tendenza, il parere richiede con fermezza l'apertura di fondi diretti ai comuni per l'ammodernamento urgente dei sistemi di depurazione.
Viene chiesta l'adozione di un bando progressivo a livello europeo per le sostanze pericolose immesse sul mercato, a partire da quelle contenenti PFAS a catena lunga. Inoltre, il testo raccomanda un'integrazione vincolante tra le direttive sulle acque e le politiche agricole comunitarie, chiedendo che i fondi dell'agricoltura siano strettamente legati all'adozione documentata di pratiche ecologiche per arginare anche le violazioni legate alle emissioni di ammoniaca, senza per questo penalizzare la vitalità del settore agricolo.
In stretta connessione con le pratiche agricole e l'assorbimento delle emissioni, il testo sottolinea i dati allarmanti emersi con il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali, che mostrano che diversi Stati membri riportano "debiti contabili" a causa della minore capacità di assorbimento del carbonio nei loro suoli e nelle loro foreste; per questo viene sostenuta la rapida diffusione delle iniziative di carbonio-coltura (cioè il sequestro del carbonio nei suoli agricoli) che potrebbero fornire agli agricoltori una nuova e affidabile fonte di reddito per mitigare fattivamente i cambiamenti climatici.
Parallelamente, si chiede di smettere di relegare l'economia circolare a una mera politica di gestione dei rifiuti per promuoverla a vero e proprio motore di resilienza climatica.
L'Europa viaggia ancora a due velocità: mentre il sud e l'est dipendono eccessivamente dalle discariche, il nord Europa fallisce clamorosamente nella prevenzione, registrando alcuni dei tassi pro capite di produzione di rifiuti più alti al mondo e un forte affidamento agli inceneritori.
Il CdR suggerisce quindi di accelerare i finanziamenti per gli impianti di trattamento biologico e selezione meccanica, di fissare rigidi tetti massimi pro capite per i rifiuti residui, di introdurre norme di ecodesign e di rendere economicamente competitivi i mercati delle materie prime seconde rispetto alle risorse vergini, per far sì che la raccolta differenziata non si traduca in oneri insostenibili per le amministrazioni. Non viene tralasciato, infine, l'impegno per la legalità e la lotta alle ecomafie: il parere riconosce che i reati ambientali, il traffico illecito di rifiuti e l'infiltrazione delle "eco-mafie" costituiscono una grave minaccia sia per la corretta attuazione delle politiche dell'UE che per la salute pubblica ed esprime ferma solidarietà ai sindaci in prima linea contro le ecomafie proponendo di inserire il contrasto alla criminalità ambientale come criterio premiante all'interno dei prestigiosi premi europei Green Capital e Green Leaf.
Il testo finale è il risultato di un percorso istituzionale profondamente inclusivo e corale, che ha saputo ascoltare le voci e le esigenze di tutte le comunità, dalle grandi aree urbane ai centri rurali e montani.
A seguito delle consultazioni, sono stati presentati ben 50 emendamenti da parte di rappresentanti di diverse nazioni e sensibilità politiche.
Per valorizzare questa eccezionale ricchezza di contributi, la relatrice ha scelto un approccio basato sull'inclusione e sulla condivisione, depositando 13 emendamenti per accogliere e fondere organicamente le migliori idee dei vari presentatori in un unico fronte coeso, recependo contestualmente anche le osservazioni tecniche fornite dalla Commissione Europea per garantire la massima incisività del testo finale.
Il risultato è un parere forte e unitario: i territori non si sottraggono alla transizione verde, ma chiedono all'Europa di fornire gli strumenti giusti per renderla realtà.
Perugia, 18 giugno 2026 – Oltre 15.800 persone seguite dai Centri di salute mentale, più di 13 mila utenti assistiti dai servizi di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, quasi 3mila persone prese in carico dai servizi per le dipendenze, 13.569 cittadini interessati dai disturbi della nutrizione e dell'alimentazione. Sono alcuni dei numeri che fotografano lo stato della salute mentale in Umbria e che ieri hanno accompagnato la presentazione del Piano di azioni regionale per la salute mentale nel corso dell'evento “Salute mentale in Umbria: dal Piano di azioni nazionale al percorso regionale partecipato”, ospitato nella Sala del Consiglio della Provincia di Perugia. All'iniziativa hanno preso parte la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, la direttrice regionale Salute e Welfare Daniela Donetti, la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, il rettore dell'Università degli Studi di Perugia Massimiliano Marianelli, insieme a rappresentanti delle aziende sanitarie regionali, degli ordini professionali, delle istituzioni scolastiche, degli enti locali e del terzo settore.
“Il Piano di azioni regionale per la salute mentale nasce da un percorso partecipato che ha coinvolto professionisti, enti del terzo settore e tutti i principali stakeholder, con l'obiettivo di costruire una programmazione capace di rispondere ai reali bisogni della cittadinanza umbra – ha dichiarato la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti –. In coerenza con il Piano nazionale, vogliamo promuovere un approccio bio-psico-sociale-culturale e la prospettiva One Health – One Mental Health, superando una visione esclusivamente clinica del disagio psichico e rafforzando l'integrazione tra servizi sanitari, sociali ed educativi. L'obiettivo è costruire percorsi di cura e prevenzione sempre più vicini alle persone, con particolare attenzione ai giovani, alle nuove dipendenze e alle situazioni di maggiore vulnerabilità, attraverso un modello di Integrated Community Care che renda la cura un autentico progetto di comunità”.
A introdurre i lavori è stata la direttrice regionale Salute e Welfare, Daniela Donetti, che ha illustrato i contenuti del Piano, coerente con la progettualità e gli obiettivi del Piano nazionale, un documento di oltre 180 pagine che recepisce e contestualizza in Umbria gli indirizzi del Piano di azioni nazionale per la salute mentale, individuando tra le priorità d’intervento il contrasto al disagio giovanile, la cura delle nuove dipendenze, il rafforzamento delle attività di prevenzione, l'attenzione alla salute mentale forense e la delicata transizione tra i servizi neuropsichiatrici infantili e quelli per l'età adulta. “Questo Piano è il risultato di un lavoro condiviso tra professionisti, aziende sanitarie, università e istituzioni – ha dichiarato la direttrice Donetti –. L'obiettivo è costruire servizi sempre più integrati, capaci di prendere in carico la persona nella sua complessità, riducendo frammentazione ed eterogeneità degli interventi e garantendo percorsi omogenei ma personalizzati”.
Daniela Donetti ha inoltre ripercorso le principali tappe che hanno portato alla definizione del documento, nato da una fase iniziale di mappatura delle principali complessità del sistema regionale e successivamente sottoposto a un percorso di confronto e validazione con i portatori di interesse.
I dati regionali presentati nel corso dell’evento evidenziano una domanda di assistenza per la salute mentale significativa: sono 15.835 le persone seguite dai Centri di salute mentale in Umbria, pari a 214,3 assistiti ogni 10 mila abitanti, a fronte di una media nazionale di 171,9. Nell'area delle dipendenze l'Umbria registra uno dei più elevati tassi di utenza del Paese, con 351 assistiti ogni 100 mila abitanti, mentre i servizi di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza hanno registrato nel solo 2025 oltre 118 mila accessi. Accanto alla tenuta complessiva del sistema emergono tuttavia criticità che richiedono risposte sempre più integrate, come il progressivo aumento delle fragilità tra adolescenti e giovani. Il benessere psicologico passa dal 71,4 per cento degli undicenni al 52,4 per cento dei diciassettenni, evidenziando differenze di genere particolarmente marcate a svantaggio delle ragazze. Circa il 50 per cento degli adolescenti umbri riferisce inoltre di essere stato vittima di cyberbullismo, mentre il 13 per cento manifesta un utilizzo problematico della rete che interferisce con il sonno e le relazioni sociali. Particolare attenzione è stata dedicata anche ai disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, fenomeno che registra un allarmante abbassamento dell'età di esordio, oggi compresa tra gli 8 e i 12 anni, e una crescente complessità clinica dovuta alla frequente presenza di altre problematiche psichiatriche associate. Sul fronte delle dipendenze, oltre all'aumento delle richieste di trattamento legate all'uso di cocaina e crack, continua a destare preoccupazione il fenomeno dell'abuso di alcol, mentre emergono nuove forme di dipendenza che coinvolgono soprattutto le giovani generazioni.
“Tra gli aspetti più qualificanti del Piano c'è il forte investimento sulla prevenzione e sulla promozione della salute – ha sottolineato la direttrice Donetti –. Vogliamo sviluppare azioni concrete e misurabili, costruite insieme alle scuole, alle istituzioni e alle comunità locali, accompagnate da strumenti di monitoraggio che consentano di adeguare costantemente le risposte ai bisogni emergenti della popolazione”.
Dopo una fase articolata di confronto e consultazione, culminata in sei incontri territoriali e tematici svolti nel maggio scorso e nell'acquisizione di 23 contributi formali da parte degli stakeholder, il documento entra ora nella fase conclusiva del percorso di approvazione. Il recepimento del Piano di azioni nazionale per la salute mentale e la preadozione da parte della giunta regionale apriranno infatti un ulteriore momento di partecipazione pubblica finalizzato all'adozione definitiva del Piano, prevista entro la fine dell'estate. Seguirà quindi la fase attuativa, con l'avvio degli interventi programmati, il monitoraggio degli obiettivi e la valutazione dei risultati.
Assisi, 18 giugno 2026 – Si è aperta questa mattina alla Domus Pacis di Assisi la riunione della Commissione Enve (Ambiente, cambiamenti climatici ed energia) del Comitato europeo delle Regioni, alla presenza di 150 partecipanti da tutta Europa. La sessione, convocata per la seconda volta in Italia, esaminerà e discuterà la relazione curata dalla presidente della Regione Stefania Proietti e dall’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca sulla revisione dell’attuazione ambientale (Environmental Implementation Review – EIR 2025), che l’Umbria è stata incaricata di preparare per conto di tutti le Regioni europee. Al termine delle due giornate di lavoro la Commissione Enve adotterà il parere oggetto dei lavori.
“È per me un grande onore e una profonda emozione – ha detto la presidente Proietti nell’aprire i lavori della mattinata – accogliervi oggi ad Assisi, nel cuore dell'Umbria, per questa importante riunione. Desidero innanzitutto rivolgere un sincero ringraziamento a tutti voi che avete raggiunto la nostra regione da ogni parte d'Europa. La vostra presenza ad Assisi testimonia l'importanza del dialogo tra territori e il ruolo fondamentale che regioni e città svolgono nella costruzione delle politiche europee. La scelta di Assisi come sede di questa riunione non è casuale. È una scelta profondamente strategica e ricca di significato. Assisi è una città conosciuta in tutto il mondo come luogo di dialogo, pace e rispetto per il creato. Qui il messaggio universale di San Francesco continua a parlare alle donne e agli uomini del nostro tempo, richiamandoci alla responsabilità verso l'ambiente, le comunità e le generazioni future”.
“In un momento storico segnato da crisi climatiche, tensioni geopolitiche, trasformazioni economiche e profonde sfide sociali – ha proseguito la presidente Proietti – Assisi rappresenta un luogo particolarmente adatto per riflettere sul rapporto tra sviluppo, sostenibilità e coesione territoriale. Da qui vogliamo lanciare un messaggio chiaro: la transizione verde non può essere imposta dall'alto, ma deve essere costruita insieme ai territori, alle comunità locali, alle regioni e alle città europee. Abbiamo bisogno di politiche ambientali ambiziose, ma anche efficaci, comprensibili e capaci di valorizzare le specificità territoriali. Abbiamo bisogno di un'Europa che continui a guidare la lotta ai cambiamenti climatici senza perdere competitività, coesione sociale e capacità di innovazione. L'Umbria è orgogliosa di contribuire a questo percorso. Una regione che ha scelto di investire nella sostenibilità, nella tutela delle risorse naturali, nell'economia circolare, nelle energie rinnovabili e nella valorizzazione del proprio patrimonio culturale e paesaggistico come leva per uno sviluppo equilibrato e duraturo”.
“Desidero ringraziare – ha concluso la presidente – tutti coloro che hanno reso possibile l'organizzazione di questo importante appuntamento europeo: il Comitato europeo delle Regioni, i servizi della Commissione ENVE, il Comune di Assisi e tutti i partner che hanno collaborato alla realizzazione dell'evento, tra cui Sviluppumbria, i GAL dell'Umbria, ARPA Umbria e GEPAFIN. Il loro impegno dimostra la capacità del nostro territorio di lavorare in rete e di presentarsi unito nelle sfide europee. Benvenuti in Umbria, benvenuti ad Assisi e buon lavoro a tutti noi. Viva le città e le regioni d'Europa! Viva la cooperazione europea!”
Scuola, dalla Regione Umbria oltre 4,2 milioni di euro per ampliare le attività educative pomeridiane nelle scuole primarie
(AUN) - Perugia, 18 giugno 2026 – La Giunta regionale dell’Umbria ha approvato i criteri per l’attuazione dell’intervento “Tempo integrato scuola”, destinando 4.290.069 euro alle scuole primarie pubbliche umbre per gli anni scolastici 2026/2027 e 2027/2028. Le risorse provengono dal Programma regionale del Fondo Sociale Europeo Plus 2021-2027 e sosterranno progetti educativi pomeridiani rivolti alle studentesse e agli studenti delle primarie.
“Vogliamo offrire a ogni bambina e a ogni bambino le stesse opportunità di crescita, indipendentemente dal luogo in cui vive o dalla situazione familiare di partenza - sottolinea l’assessore regionale all’Istruzione Fabio Barcaioli - Con questo intervento investiamo sulla scuola come spazio aperto alla comunità, capace di accompagnare i percorsi educativi oltre l’orario delle lezioni e di costruire occasioni di partecipazione, socialità e apprendimento accessibili a tutte e tutti”.
L’iniziativa punta ad ampliare il tempo scuola attraverso attività extrascolastiche realizzate in collaborazione con enti locali, Terzo settore, associazioni, realtà culturali e sportive e famiglie. L’obiettivo è rafforzare le comunità educanti e offrire risposte ai bisogni dei territori, favorendo il successo formativo, il benessere delle studentesse e degli studenti e il contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa.
I progetti potranno prevedere laboratori artistici e creativi, attività sportive, supporto allo studio, corsi linguistici, percorsi dedicati all'educazione alle relazioni, iniziative sulla sostenibilità ambientale e occasioni di partecipazione alla vita culturale delle comunità locali. Le attività si svolgeranno in orario pomeridiano per almeno quattro giorni alla settimana e per una parte significativa dell'anno scolastico.
Particolare attenzione sarà riservata all’inclusione, all’accessibilità, alle pari opportunità e al coinvolgimento delle alunne e degli alunni che vivono situazioni di fragilità. Tra gli elementi valutati per l'assegnazione dei finanziamenti figurano infatti la qualità educativa delle proposte, la capacità di costruire reti territoriali, la promozione della non discriminazione e la valorizzazione delle differenze.
“La scuola pubblica - conclude Barcaioli - è uno dei principali strumenti attraverso cui una comunità può ridurre le disuguaglianze e allargare i diritti. Per questo continuiamo a investire risorse europee nell’istruzione, sostenendo percorsi che aiutino bambini e bambine a sviluppare talenti, relazioni e autonomia, dentro una rete educativa che coinvolga l’intero territorio”.
Perugia, 18 giugno 2026 – Il Comune di Narni e la Regione Umbria esprimono la propria vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori della Sangraf e alle loro famiglie, che da troppo tempo vivono una situazione di incertezza e preoccupazione legata al futuro dell’azienda e alla continuità occupazionale.
"Dietro questa vicenda non ci sono soltanto numeri, bilanci o procedure aziendali – dichiarano il sindaco di Narni, Lorenzo Lucarelli, e l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Francesco De Rebotti – ma persone, famiglie, storie di lavoro e di sacrificio che meritano rispetto. Quando vengono meno le certezze sugli stipendi, sui contributi e sul futuro occupazionale, si determina una condizione di forte disagio sociale che coinvolge l’intera comunità".
Comune e Regione sottolineano come la Sangraf rappresenti una realtà produttiva significativa per il territorio e come il suo futuro non riguardi esclusivamente i lavoratori impiegati nello stabilimento, ma l’intero tessuto economico e sociale dell’area.
"Nessun territorio può permettersi di perdere il proprio patrimonio produttivo e professionale nell’indifferenza generale – proseguono Lucarelli e De Rebotti –. Per questo chiediamo all’azienda di fornire in tempi rapidi risposte chiare, concrete e verificabili sulle questioni sollevate dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali. La trasparenza e il confronto rappresentano condizioni indispensabili per ricostruire un clima di fiducia e individuare soluzioni credibili per il futuro".
Il Comune di Narni e la Regione Umbria rivolgono inoltre un appello al Ministero delle Imprese e del Made in Italy affinché continui a seguire con la massima attenzione la vertenza, attivando ogni strumento utile ad aprire un confronto serio sul futuro del sito produttivo e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali.
"Le istituzioni continueranno a fare la propria parte – concludono il sindaco Lucarelli e l’assessore De Rebotti –. Come avvenuto in questi mesi, saremo al fianco dei lavoratori, sosterremo ogni iniziativa utile a favorire la ricerca di soluzioni e manterremo alta l’attenzione su una vicenda che riguarda il futuro di molte famiglie e dell’intera comunità. Questo è il tempo della responsabilità: ognuno deve assumersi il proprio ruolo e fornire risposte concrete a chi chiede rispetto, lavoro e prospettive per il futuro".
Altre informazioni dall'Ufficio stampa
Le altre news, il quindicinale AUN, il notiziario radiofonico, la rassegna stampa e i contatti sono sulle pagine dell'Ufficio stampa, alla voce Agenzia Umbria Notizie.