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Riforma della disabilità: anche Terni entra nella sperimentazione insieme a Perugia

(AUN) – Perugia, 30 gennaio 2026 – La Regione Umbria esprime soddisfazione per la decisione del Governo di inserire ufficialmente anche la provincia di Terni, oltre a Perugia, nella sperimentazione della riforma della disabilità, avviata a livello nazionale. Un risultato che conferma appieno la decisione già adottata dalla Regione di estendere anche al territorio ternano la sperimentazione e che quindi rafforza il ruolo dell’Umbria tra le Regioni protagoniste della semplificazione del sistema di accertamento dell’invalidità civile e dell’introduzione della nuova valutazione multidimensionale per l’elaborazione del Progetto di Vita, orientato a garantire diritti, inclusione e percorsi realmente personalizzati per le persone con disabilità.        
     “L’ingresso di Terni nella sperimentazione - afferma la presidente della Regione Stefania Proietti - è una notizia che ci dà una grande gioia e che riconosce il lavoro politico e istituzionale portato avanti in questi mesi. Abbiamo sostenuto con convinzione la necessità di includere anche la provincia di Terni nella sperimentazione, perché crediamo in questa riforma e ci abbiamo lavorato a lungo, dialogando con il Governo e con i territori. È una richiesta che avevamo avanzato con determinazione e sulla quale ci eravamo già attivati, ma avevamo anticipato nei fatti la sperimentazione all’intero territorio regionale, includendo anche la provincia di Terni, nella convinzione che fosse fondamentale costruire un sistema che metta davvero al centro la persona, superando frammentazioni e disuguaglianze. È un passo avanti concreto per l’Umbria e per tante famiglie”.  
     Con questa estensione, attiva dal 1° marzo 2026, la Regione conferma la propria volontà di investire su politiche pubbliche capaci di incidere nella vita quotidiana delle persone, rafforzando servizi, integrazione sociosanitaria e partecipazione attiva delle comunità locali.


Difesa del suolo e rischio idrogeologico, l'assessore Thomas De Luca: "Impegno della Regione per una nuova legge sulle frane. Risorse strutturali e pronti interventi per un'Umbria più sicura"

Perugia, 30 gennaio 2026 – "Le situazioni che hanno colpito il nostro territorio, dalla chiusura della statale Flaminia a Strettura alla frana sulla provinciale Bagnorese, confermano che la fragilità idrogeologica dell'Umbria non può più essere gestita solo in termini di emergenza. Serve una legge che garantisca copertura annuale e risorse certe dal bilancio regionale per non dipendere esclusivamente dai trasferimenti statali". L'assessore all'ambiente, Thomas De Luca, interviene sulla necessità di dotare la Regione di uno strumento normativo aggiornato rispetto all'attuale Testo Unico del 2015 con risorse certe per il consolidamento e la prevenzione del rischio frane. 
  "Un territorio fragile richiede risposte certe - prosegue l'assessore De Luca - l'Umbria è caratterizzata da una franosità diffusa. Sebbene la pianificazione territoriale sia attualmente regolata dal Testo Unico del 2015 (L.R. 1/2015), tale normativa si concentra principalmente sulla tutela paesaggistica e sulla programmazione. È giunto il momento di andare oltre. Serve una legge dedicata che riprenda e attualizzi l'efficacia della vecchia norma del 1978 che per anni ha permesso interventi diretti e pronti interventi in caso di calamità". 
  In Umbria il rischio idrogeologico da frana è da considerarsi elevato a causa della complessità dell'assetto geologico-strutturale e della varietà del paesaggio geomorfologico, spesso caratterizzato da strette valli solcate da corsi d'acqua con portate importanti e da rilievi con versanti acclivi modellati su rocce stratificate, talvolta a franapoggio o su terreni dalle caratteristiche geotecniche scadenti. A scala regionale la franosità di sfondo dell'Umbria si può qualificare come diffusa, in quanto le frane si distribuiscono su quasi tutto il territorio collinare-montano, anche se prevalentemente con forme quiescenti, persistente nel territorio, poiché le frane tendono a ripetersi negli stessi ambiti geomorfologici in cui si sono verificate in passato, e ricorrente, soggetta cioè a riattivazioni nelle stagioni piovose. Da fonti Ispra risultano censite in Umbria aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4) pari a 498,9 Km2 corrispondenti al 5.9% del territorio regionale e complessivamente le aree a pericolosità (P1 P2 P3 P4) coprono un territorio pari a 1.194,9 km2 corrispondenti a 14.1% del totale.    
  Sempre da fonti Ispra la popolazione a rischio residente in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata è pari a 18.028 abitanti, ovvero pari al 2,1%, mentre la popolazione complessivamente residente in aree a pericolosità da frana è pari a 168.801 abitanti, pari al 19,7% del totale. Il quadro è ulteriormente aggravato dagli effetti dei cambiamenti climatici, che determinano eventi pluviometrici più intensi e frequenti, rendendo indispensabile la disponibilità di risorse strutturali e continuative per la gestione e la prevenzione delle emergenze.
  "È fondamentale – conclude l'assessore De Luca, che ribadisce l'impegno per un provvedimento che garantisca ai cittadini e alle imprese una rete viaria sicura e un territorio protetto - avere una disponibilità finanziaria immediata per intervenire laddove il maltempo causi l'interruzione di arterie vitali. Serve una copertura annuale e risorse certe dal bilancio regionale per non dipendere esclusivamente dai trasferimenti statali, uno stanziamento dedicato a dare continuità ai cantieri di pronto intervento. Oltre l'80% dei fenomeni franosi in Umbria è influenzato da eventi meteorologici intensi. Una legge moderna deve finanziare la sorveglianza attiva e la manutenzione costante per evitare il collasso delle infrastrutture. Inoltre abbiamo la responsabilità di sbloccare una situazione normativa ferma dal 2015".


Flaminia chiusa per smottamento, la presidente Proietti e assessore De Rebotti: “Da Anas tempi certi e interventi urgenti per riaprire in sicurezza”

  (AUN) – Perugia, 30 gennaio 2026 – In merito allo smottamento stradale sulla statale 3 Flaminia avvenuto nella giornata di ieri, che ha comportato la chiusura della stessa, la Regione Umbria, con l’assessore De Rebotti e la Presidente Proietti, sta seguendo con attenzione la vicenda che causa ulteriori disagi ai cittadini umbri già colpiti da tante criticità nelle infrastrutture viarie. La Regione stigmatizza il fatto che le rassicurazioni date da Anas in merito a una riapertura pressoché immediata non si sono concretizzate e chiede, a 3 giorni dalla chiusura, interventi urgenti e indifferibili di messa in sicurezza funzionale alla riapertura della strada.ùSenza mettere in dubbio la necessità di intervenire in maniera più complessa, vista la condizione di pericolo derivante dall'instabilità della parte rocciosa della parete, quello che appare chiaro è l'indispensabile attenzione che l'Anas deve riservare a istituzioni e cittadini nel mettere tutti nelle condizioni di recepire caratteristiche, soluzioni e tempi degli interventi che si rendono necessari.La Regione continua a monitorare la situazione con l’assessore competente Francesco De Rebotti che stamattina si è recato sul posto per verificare lo stato dei lavori.
È stata completata la demolizione del blocco roccioso che incombeva sulla strada, quindi rimosso il pericolo maggiore e si è continuato a eliminare dalla scarpata i detriti più piccoli per renderla adeguata all'installazione delle reti di protezione.
Nel primo pomeriggio è prevista la verifica del geologo che, qualora fosse positiva, permetterà di autorizzare l'avvio della installazione della rete metallica da parte dei rocciatori.
Questa operazione potrà essere compiuto con la riapertura della strada a unica corsia di percorrenza a senso unico alternato.
Le condizioni piu critiche sembrano state quindi superate e in attesa del sopralluogo del geologo si auspica una apertura alla circolazione anticipata e con le caratteristiche di cui sopra.
Nel ringraziare gli addetti che sono all'opera di Anas e della ditta ricordiamo che nel frattempo sono utilizzabili le viabilità alternative per struttura del traffico leggero e la deviazione dei mezzi superiori a 3,5 tonnellate dal km 103+900 al km 124+400. La situazione sarà aggiornata al più presto per comunicare le prossime fasi.


Agricoltura biologica, dalla Regione Umbria 3,5 milioni di euro a sostegno delle aziende agricole. Meloni: “Investiamo su qualità e sostenibilità”

(AUN) – Perugia, 30 gennaio 2026 - La Regione Umbria ha aperto il bando per il sostegno alle aziende agricole che praticano o intendono avviare l’agricoltura biologica, mettendo a disposizione 3,5 milioni di euro per l’annualità 2026. L’intervento rientra nella misura SRA29 del CSR (Complemento di Sviluppo Rurale) e prevede contributi ad ettaro destinati alle aziende agricole che adottano sistemi di produzione biologica certificata o che scelgono di intraprendere il percorso di conversione. Il bando si articola in due azioni distinte: SRA 29.1, dedicata alla conversione all’agricoltura biologica; SRA 29.2, rivolta al mantenimento dell’agricoltura biologica già certificata.  
     Possono presentare domanda le aziende agricole, singole o associate, e gli enti pubblici che dispongono di superfici agricole nel territorio regionale. I beneficiari dovranno impegnarsi a mantenere il sistema di coltivazione biologica certificata per un periodo minimo di quattro anni, a partire dal 2026.    
     I contributi sono riconosciuti su base annuale e variano in funzione dell’azione scelta, della tipologia colturale e dell’ubicazione dell’azienda (aree rurali intermedie e aree con problemi complessivi di sviluppo). Ad esempio, per l’azione di conversione (SRA 29.1), gli aiuti partono da un minimo di 292 euro ad ettaro per le foraggere all’anno fino a un massimo di 1.367 euro ad ettaro per i vigneti. Per l’azione di mantenimento (SRA 29.2) i contributi partono da un minimo di 236 euro ad ettaro all’anno per le foraggere fino ad un massimo di 1.168 euro ad ettaro per i vigneti.  
     Sono inoltre previsti contributi specifici per i terreni destinati all’alimentazione del bestiame nelle aziende zootecniche validi per entrambe le azioni. I contributi per l’agricoltura biologica sono cumulabili con gli interventi di indennità compensativa per le zone montane (SRB01), con quelli per le zone con altri svantaggi naturali significativi (misura SRB02), con gli aiuti agli agricoltori custodi dell’agrobiodiversità (misura SRA15) e con gli aiuti per l’impianto e la manutenzione dei sistemi agroforestali (misura 8.2.1 del PSR). Le domande di partecipazione dovranno essere presentate ad Agea entro il 15 maggio 2026.
     “Con questo bando – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Meloni – la Regione Umbria investe con decisione su un modello agricolo che coniuga sostenibilità ambientale, qualità delle produzioni e redditività per le imprese. Il biologico non è solo una risposta alle sfide climatiche e ambientali, ma anche un’opportunità concreta di sviluppo per le aziende umbre e per le nostre filiere agroalimentari. Sostenere chi sceglie di convertire o mantenere il biologico significa rafforzare l’identità agricola dell’Umbria, tutelare il territorio e offrire ai consumatori prodotti di alta qualità, frutto di un’agricoltura sempre più attenta al futuro”. 


San Costanzo, presidente Proietti: “Un gesto di cura che passa di mano in mano, così Perugia si riconosce nel giorno del Santo patrono”

(AUN) – Perugia, 30 gennaio 2026 – “Il giorno di San Costanzo, patrono di Perugia, ha il profumo delle cose semplici, un gesto di cura che passa di mano in mano”. Lo ha ricordato la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, a margine della solenne concelebrazione eucaristica nella cattedrale di San Lorenzo, tenutasi ieri pomeriggio, presieduta dall’arcivescovo di Perugia–Città della Pieve, mons. Ivan Maffeis, insieme ai vescovi e ai sacerdoti diocesani.
È stata una giornata che, come ogni anno, tiene insieme rito e vita cittadina: la basilica di San Costanzo con le Messe del mattino, la Fiera Grande lungo Borgo XX Giugno e i momenti dedicati al torcolo, dolce simbolo della ricorrenza.
“San Costanzo è la memoria viva di una città che, anche quando corre, sa fermarsi per riconoscersi negli occhi delle persone”, è il messaggio della presidente Proietti. “Dentro questa cattedrale ci sono storie diverse, fatiche diverse e speranze diverse: il compito delle istituzioni è trasformare quella speranza in servizi, vicinanza e scelte che migliorano la vita vera, quella di tutti i giorni. E condivido il richiamo dell’arcivescovo: non siamo ‘padroni’ di questa storia, siamo chiamati a custodirla con responsabilità, come amici”.
Nel cuore dell’omelia mons. Maffeis ha affidato alla comunità una traccia importante “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” indicando nella parola “amicizia” il centro della festa: appartenenza che diventa cura, fede che diventa legame, memoria che diventa servizio. Ha ripercorso il valore storico della devozione cittadina e il senso profondo del riconoscimento del patrono, sottolineando che non si tratta di un rito “di calendario”, ma di un’eredità che domanda coerenza: custodire un patrimonio spirituale e civile fatto di coraggio, perseveranza, accoglienza e carità, capace di superare la logica della vendetta e di farsi prossimità, soprattutto verso chi è più fragile. Nel tempo del Giubileo, ha aggiunto, la speranza è autentica quando diventa concreta attenzione alla persona e alle famiglie, senza cedere a paure e chiusure.
La festa porta con sé anche aneddoti popolari e tradizioni che continuano a parlare al presente. Il torcolo, con ingredienti “di casa” e la forma a ciambella, viene raccontato come un dolce nato da un impasto semplice e legato alla data del 29 gennaio; la memoria storica ricorda che già nel Cinquecento alcune congregazioni cittadine ne acquistavano quantità per distribuirlo ai poveri. E resta viva anche la consuetudine popolare che lo affidava alle ragazze nubili come segno d’auspicio.
“Queste storie parlano di legami - ha aggiunto la presidente Proietti - e ci chiedono di fare in modo che nessuno si senta invisibile, soprattutto chi è solo, chi è in difficoltà, chi sta attraversando un momento fragile. La politica migliore è quella che si vede nella vita quotidiana, quando una famiglia trova risposte, quando un anziano non è lasciato indietro, quando un ragazzo sente che questa città ha posto anche per lui”.


Foligno, il "San Giovanni Battista" compie venti anni: quando un presidio ospedaliero cambia il modo di curare

Foligno, 29 gennaio 2026 - Vent’anni possono sembrare un tempo breve per misurare l’impatto di una struttura sanitaria. Eppure, a due decenni dall’apertura del nuovo ospedale “San Giovanni Battista”, Foligno può rivendicare qualcosa di più di un semplice anniversario: un’esperienza che ha inciso profondamente sul modo di pensare e organizzare l’assistenza ospedaliera in Umbria.
   Il 2006 ha segnato per la città e per la comunità una svolta. L’abbandono della sede storica nel centro cittadino non ha rappresentato soltanto un cambio di indirizzo, ma l’avvio di una trasformazione culturale. Il nuovo ospedale è nato infatti con l’ambizione di superare l’assetto tradizionale per reparti, puntando su un’organizzazione capace di adattarsi ai bisogni reali dei pazienti.
  “Una scommessa vinta” - ha dichiarato la Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti intervenuta alla cerimonia di celebrazione del Ventennale del presidio ospedaliero di Foligno, promossa dall'Azienda Usl Umbria 2 e tenuta in una sala Alesini gremita in ogni ordine di posti.
  “Oggi - ha aggiunto - l’ospedale di Foligno si colloca all’interno della rete ospedaliera umbra con un ruolo da protagonista in coerenza con il Piano sociosanitario. È riconosciuto come polo ospedaliero fondamentale nel sistema sanitario regionale e punto di riferimento per la gestione iniziale delle emergenze tempo-dipendenti e delle patologie acute e croniche a media e bassa complessità. Un ruolo che va consolidato e rafforzato insieme ad un piano di assunzione con l'ingresso di nuovi professionisti e la copertura di ruoli chiave oggi vacanti quali la direzione della struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia. Gli investimenti in tecnologie e innovazione, insieme all'integrazione ospedale territorio, qualificheranno ulteriormente la risposta ai cittadini". 
  A tal proposito la Presidente, anche in questa occasione, ha confermato l'impegno della Regione Umbria a realizzare anche a Foligno la Casa della Comunità, "un punto di accesso unico - ha spiegato - per l'assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale di prossimità. Il suo ruolo è integrare medici, infermieri e assistenti sociali per gestire la cronicità, prevenire malattie e ridurre l'affollamento negli ospedali, offrendo cure personalizzate". 
  “La prospettiva dei prossimi anni - ha spiegato la Presidente Proietti - guarda al digitale e alle nuove tecnologie quali la telemedicina, l’integrazione dei dati e la sperimentazione responsabile dell’intelligenza artificiale come supporto alle decisioni cliniche. Tecnologie pensate non per sostituire il professionista, ma per rafforzarne il ruolo”.
“La direzione è chiara e tracciata: continuare a tenere insieme innovazione e centralità della persona, perché il futuro della sanità - ha concluso Stefania Proietti - passa dalla capacità di curare meglio, senza perdere l’umanità”. 
   Alla celebrazione sono intervenute numerose personalità che a vari livelli hanno consentito la nascita del “San Giovanni Battista”. Da Maria Rita Lorenzetti, presidente della Giunta Regionale dal 2000 al 2010, al management che ha gestito il passaggio dalla sede storica al complesso di via Arcamone fino al personale di allora che ha contribuito alla crescita delle attività ospedaliere.  
  “In un contesto nazionale ancora fortemente ancorato alla divisione per discipline - è stato ricordato nel corso della cerimonia - Foligno ha scelto una strada diversa, diventando uno dei primi siti pilota del modello per intensità di cura. Un’impostazione che ribaltava la logica classica del ricovero: non più il paziente che si sposta tra reparti, ma un sistema che si organizza attorno alla gravità clinica e alla complessità assistenziale”.
  A questa visione si è affiancato un forte investimento tecnologico. Dalla PET-TC, tra le prime attivate nel Centro Italia, alla telecardiologia, fino alla progressiva digitalizzazione dei processi clinici e organizzativi, il nosocomio ha puntato su strumenti in grado di migliorare diagnosi, efficienza e sicurezza delle cure.
  La presa in carico più continua e personalizzata, la necessaria collaborazione strutturata tra professionisti e specialità, l’idea dei “reparti aperti” e di una rianimazione pensata non come spazio chiuso, sono scelte ancora oggi attuali di un presidio profondamente legato alla città come confermato anche dall’adesione delle massime autorità civili, militari religiose, ma anche di tanti cittadini e rappresentanti delle associazioni alla giornata promossa dall’Azienda Usl Umbria 2.
  Sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco di Foligno, Stefano Zuccarini che ha portato i saluti della città, il presidente della Commissione Sanità del Senato della Repubblica Francesco Zaffini, l’ex presidente della Regione Lorenzetti che ha ripercorso le tappe più significative della nascita del presidio ospedaliero fino agli interventi del direttore del dipartimento di Riabilitazione Mauro Zampolini, del direttore del DEA, Dipartimento Emergenza Accettazione nonché direttore del Pronto Soccorso e della Medicina di Urgenza Giuseppe Calabrò, della direttrice del “San Giovanni Battista” Orietta Rossi, della direttrice Salute e Welfare Regione Umbria Daniela Donetti e del direttore generale della Usl Umbria 2 Roberto Noto che con la Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha concluso l’evento.
  "Sicurezza delle cure e integrazione territoriale sono i pilastri su cui stiamo costruendo il Piano socio sanitario della Regione - ha dichiarato Daniela Donetti, Direttrice regionale salute e welfare. Le innovazioni funzionano quando durano nel tempo, come dimostra l'esperienza dell'Ospedale di Foligno, anche sulla base dei principali dati di monitoraggio che mostrano miglioramenti nel 2025 rispetto al 2024. L'ospedale rappresenta un punto di riferimento importante. I professionisti che vi operano lo stanno facendo crescere con la consapevolezza che la strada è lunga, ma possibile e di successo se si lavora insieme. Una volta ultimate le tecniche di funzionamento - ha concluso la Direttrice regionale - lavoreremo insieme ai professionisti alla realizzazione delle reti di patologia e per la costruzione del Piano sociosanitario nei diversi punti".
  “L’azione di governo aziendale - ha spiegato il direttore generale della Usl Umbria 2 Roiberto Noto - in linea con il Piano Socio Sanitario regionale e con la programmazione regionale della riorganizzazione di una rete ospedaliera più efficace ed efficiente, mira a rafforzare la struttura Folignate, potenziando i setting assistenziali nel fine di innalzare in modo significativo gli attuali standard quali-quantitativi prestazionali e puntando sull’alta tecnologia, sull’innovazione e sull’organizzazione per intensità di cura”.
  La giornata di ricordo ma anche di festa per l’ospedale e la città si è conclusa con la scopertura di una targa, alla presenza della figlia Stella, in memoria del prof. Orfeo Carnevali, scomparso nel 2009, protagonista della sanità umbra, capace di visione, grande innovatore e determinante, sia nella veste di consigliere comunale che in quella di Presidente del Comitato di Gestione, per la realizzazione del nuovo Ospedale.


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