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Rifiuti, aggiornato il Piano di gestione, la strategia di prevenzione e adottato il nuovo Ddl per l'economia circolare. Presidente Proietti e assessore De Luca: "Superiamo il modello lineare dello smaltimento per trasformare lo scarto in risorsa per fare dell'Umbria un'eccellenza europea nell'economia circolare"

Perugia, 22 luglio 2026 – La Giunta Regionale dell'Umbria ha adottato il disegno di legge "Norme a sostegno della transizione ecologica della gestione integrata dei rifiuti, dell'economia circolare e della bonifica delle aree inquinate". Un atto ambizioso che ridisegna l'intera governance del settore, ponendo la circolarità integrale come priorità strategica regionale con un orizzonte temporale fissato al 2050. Viene inoltre previsto di portare progressivamente i 4 sub ambiti territoriali ad un unico ambito territoriale che, in prospettiva, sarà gestito da un unico soggetto, individuato da Auri, che dovrà definirne anche la natura giuridica e societaria, prescelta come la più idonea tra la gestione in house, la società mista pubblico-privata o la concessione tramite gara pubblica.
  Nel presentare il disegno di legge alla stampa, la presidente della Regione Stefania Proietti ha voluto sottolineare come “oggi illustriamo un vero e proprio cambio di paradigma nella gestione dei rifiuti in Umbria, dandoci il traguardo al 2030 per dimezzare il conferimento in discarica, con riduzione progressiva fino al limite del 10% entro il 2035, per alzare il livello di raccolta differenziata all’80% entro il 2030 e all’85% entro il 2035, concentrandoci sulla prevenzione dello scarto e garantendo che nessun nuovo inceneritore verrà costruito. Il tutto dentro la cornice di una visione fondata sull’economia circolare e su benefici concreti, anche dal punto di vista economico per cittadini e territori. La nostra scelta è chiara: fare dell’Umbria una regione capace di ridurre i rifiuti alla fonte, trasformare ciò che oggi è scarto in risorsa e costruire un sistema omogeneo, giusto e sostenibile per tutti i comuni, con effetti positivi anche sulla Tari”.
  Il primo pilastro della riforma è fondato sulla prevenzione dello scarto, posto in cima alla gerarchia delle priorità, con 5 macroaree di azione, costituite dalla riduzione dello spreco alimentare, la riduzione degli imballaggi, la riduzione dei prodotti monouso, il prolungamento della vita dei beni e l’incentivazione alla riduzione dei rifiuti extra-domestici. Per misurare l'efficacia del sistema, viene inoltre introdotto il criterio del Residual Waste Cap (Rwc), volto a monitorare la riduzione del rifiuto urbano residuo (Rur). 
  "Con questa riforma – dichiara l'assessore regionale all'Ambiente e all'Energia Thomas De Luca – l'Umbria sceglie con decisione la strada della sostenibilità, recependo i principi del Green Deal europeo e del Do No Significant Harm (Dnsh). Non stiamo solo scrivendo nuove regole per i rifiuti, ma promuovendo un modello economico di sviluppo che salvaguarda la salute umana e tutela il nostro prezioso patrimonio ambientale. La strategia regionale punta sul miglioramento della qualità della raccolta, con una riduzione del rifiuto indifferenziato, dandosi l'obiettivo di scendere a soli 100 kg per abitante all'anno entro il 2030, sul recupero di materia e su una gestione unitaria capace di premiare chi differenzia di più, accompagnando il sistema verso una transizione industriale più sostenibile, per fare dell'Umbria un'eccellenza europea nella gestione dei rifiuti e nella bonifica dei siti inquinati”.
  Altro pilastro della riforma è l’introduzione della tariffazione puntuale obbligatoria per tutti i comuni, basata sul principio "chi inquina paga", affinché la tariffa sia proporzionale alla reale produzione di rifiuti indifferenziati. Viene inoltre istituito il Fondo regionale per l'economia circolare, alimentato anche dalla nuova "ecotassa" sul deposito in discarica e da contributi ambientali. Tali risorse serviranno a finanziare interventi di bonifica, potenziamento impiantistico e indennità di disagio ambientale per i comuni sede di impianti. Il Titolo III del disegno di legge è interamente dedicato alla bonifica e al ripristino ambientale dei siti contaminati. Viene istituito il Sisc (Sistema Informativo Geografico Siti Contaminati), un'anagrafe digitale interoperabile per la gestione dei procedimenti di bonifica, e previsto il nuovo Piano Regionale di Bonifica (Prebo). 
  Un’altra delle principali novità riguarda poi l'istituzione delle Comunità dell'Economia Circolare: aggregazioni di unità produttive, industriali e sociali che opereranno sinergicamente attraverso "Patti per lo sviluppo" per implementare dinamiche di simbiosi industriale e ridurre l'impatto ambientale complessivo. "Le imprese umbre saranno protagoniste della transizione – sottolinea De Luca – trasformando i sottoprodotti in opportunità economiche e riducendo la dipendenza dalle materie prime".
  "La trasparenza è fondamentale – conclude l'assessore De Luca – per questo, dopo il percorso di partecipazione pubblico che ha coinvolto enti, istituzioni e cittadini nei mesi scorsi ed è stato fondamentale nella stesura del testo, istituiremo la Consulta regionale per la transizione ecologica, aperta ad associazioni, sindacati e comitati territoriali, per garantire la massima partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano il futuro della nostra terra".


Via libera definitivo del Cipess al semisvincolo Menotre/Scopoli. De Rebotti: "Traguardo storico, copertura finanziaria garantita. Ora l'apertura dei cantieri per contrastare lo spopolamento e mettere in sicurezza la Valle del Menotre"

Perugia, 22 luglio 2026 – È arrivato il via libera definitivo alla realizzazione del semisvincolo Menotre-Scopoli, passaggio decisivo per il completamento dell’Asse viario Marche-Umbria. Il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess), nella seduta del 10 giugno scorso, ha approvato il progetto definitivo dell’infrastruttura che collegherà la nuova Strada statale 77 “Val di Chienti” a quattro corsie con la viabilità storica della Valle del Menotre, nell’ambito del progetto Quadrilatero.
   L’approvazione del Cipess conclude il lungo iter autorizzativo e perfeziona formalmente l’intesa sulla localizzazione già espressa dalla Regione Umbria con deliberazione della Giunta regionale n. 98 del 4 febbraio 2026 e successivamente confermata nella fase preparatoria al Comitato. Contestualmente viene certificata anche la copertura economica dell’intervento, per un investimento complessivo di oltre 34 milioni di euro.
  “Si tratta di un traguardo storico e di un risultato atteso da anni dalle comunità della Valle del Menotre e dell’area montana folignate”, dichiara l’assessore regionale alle Infrastrutture, Francesco De Rebotti. “Con il via libera definitivo del CIPESS si chiude la fase autorizzativa e si apre finalmente quella realizzativa. È un’opera interamente finanziata che restituisce prospettiva a un territorio che ha bisogno di infrastrutture moderne per contrastare lo spopolamento, sostenere lo sviluppo e garantire servizi più accessibili ai cittadini”.
   “Per chi vive e lavora lungo la Strada regionale 319 – prosegue De Rebotti – questo collegamento significherà raggiungere più rapidamente Foligno e la nuova S.S. 77, con benefici concreti negli spostamenti quotidiani e, soprattutto, nell’accesso ai servizi sanitari e alle altre funzioni essenziali. Era un’infrastruttura attesa fin dall’apertura della variante Foligno-Marche e oggi possiamo dire che esistono finalmente tutte le condizioni per trasformarla in realtà”.
   L’assessore sottolinea anche il lavoro istituzionale che ha consentito di superare le criticità emerse durante l’iter progettuale. “Il progetto si inserisce in un contesto paesaggistico di particolare pregio e proprio per questo aveva incontrato, in una prima fase, rilievi da parte del Ministero della Cultura. Grazie a un confronto costante e costruttivo con il Ministero, la Soprintendenza, il Comune di Foligno, la società Quadrilatero e tutti gli enti coinvolti siamo riusciti a individuare soluzioni progettuali migliorative, dimostrando che tutela del paesaggio e sviluppo infrastrutturale possono procedere insieme. È questo il valore della collaborazione istituzionale quando viene perseguita con determinazione”.
   Dal punto di vista della sicurezza, il nuovo semisvincolo rappresenta un’infrastruttura strategica. “Oggi esiste un tratto della S.S. 77 lungo circa 18 chilometri completamente privo di uscite intermedie. Il nuovo collegamento garantirà un accesso fondamentale per la gestione delle emergenze, faciliterà l’intervento dei mezzi di soccorso e della Protezione civile e renderà complessivamente più sicura la circolazione. Non si tratta soltanto di migliorare i tempi di percorrenza, ma di aumentare la resilienza e la sicurezza dell’intero sistema viario”.
   L’intervento prevede la realizzazione del nuovo semisvincolo e di una rotatoria lungo la viabilità storica della S.S. 77, destinata a regolare in sicurezza i flussi di traffico tra il vecchio tracciato e le nuove rampe di collegamento. “Con il pronunciamento del CIPESS – conclude De Rebotti – abbiamo completato tutti i passaggi tecnico-amministrativi necessari. Ora la società Quadrilatero Marche Umbria potrà procedere con le successive fasi di affidamento e con l’apertura dei cantieri. La Regione continuerà a seguire con la massima attenzione l’attuazione dell’intervento affinché un’opera attesa da così tanti anni possa essere realizzata nei tempi previsti e diventare finalmente un’opportunità concreta per tutto il territorio”.

 


Contrasto alla violenza di genere, presentato il Programma regionale 2026. La presidente Proietti: “Richieste di aiuto e denunce sono la punta dell’iceberg, c’è una violenza sommersa che dobbiamo intercettare”

(AUN) – Perugia, 22 luglio 2026 - È stato presentato questa mattina, presso il Salone d’Onore di Palazzo Donini, il Programma regionale di prevenzione e contrasto alla violenza di genere. Alla conferenza stampa hanno partecipato la presidente della Regione Stefania Proietti, l’assessora alle Pari opportunità Simona Meloni, la direttrice regionale Salute e welfare Daniela Donetti e la dirigente della rete dei servizi socio‑sanitari Valentina Battiston.
     Nel corso dell’incontro sono stati illustrati gli obiettivi e le azioni del Programma 2026, che dispone di una dotazione di 2.075.168,80 euro, tra fondi statali e risorse regionali, il più consistente stanziamento nella storia regionale per il contrasto alla violenza di genere.
     “Con questo Piano - ha dichiarato la presidente Proietti - investiamo risorse per rafforzare la rete antiviolenza, trasformando gli sportelli territoriali in Centri antiviolenza e consolidando il sistema delle Case rifugio. Sappiamo che le richieste di aiuto e le denunce raccontano solo una parte del fenomeno, sono la punta dell’iceberg: noi diamo risposte concrete alle situazioni note, ma esiste una violenza sommersa che dobbiamo intercettare, grazie al lavoro congiunto di istituzioni, associazioni, forze dell'ordine e della rete territoriale. Un ringraziamento speciale va ai volontari e alle volontarie che, spesso con il proprio telefono acceso ventiquattr'ore su ventiquattro, sono il primo punto di riferimento per chi chiede aiuto. Dietro quella risposta può esserci una vita salvata e un femminicidio evitato. Non finiremo mai di essere abbastanza vicini, con gli occhi aperti, le orecchie in ascolto e i telefoni accesi per contrastare quella che è ancora una pandemia silenziosa della violenza di genere”.     
     “Abbiamo scelto di integrare questo programma con il tema della salute – ha spiegato l’assessora Meloni - perché la violenza ha sempre un impatto sulla salute fisica e mentale delle persone. Il nostro obiettivo è alzare il livello delle politiche contro le discriminazioni e costruire una società sempre più inclusiva. L'emancipazione delle donne – ha ricordato – passa anche dall'indipendenza economica. Per questo abbiamo previsto un’integrazione del Fondo Inps dedicato alla libertà delle donne, così da offrire nuove opportunità a chi deve ricostruire la propria vita partendo dal lavoro. Grande attenzione è rivolta anche ai minori e alla formazione, perché è dalla prevenzione e dalla cultura del rispetto che passa il cambiamento. L’Umbria è una regione piccola, ma può diventare un laboratorio d'innovazione su questi temi”. 
     La direttrice Donetti ha sottolineato che il programma presentato oggi “è il frutto di un lavoro di squadra e di un approccio sistemico che va oltre le singole deleghe. È un tassello di un percorso più ampio che proseguirà con il Codice Rosa, il potenziamento della rete consultoriale e percorsi sempre più integrati per le vittime di violenza. La cultura della non violenza – ha aggiunto - è il vero investimento: per questo puntiamo sulla formazione e sul lavoro condiviso tra sanità, scuola, istituzioni e associazioni. Allo stesso tempo vogliamo rafforzare l'osservazione epidemiologica, perché solo partendo dai dati possiamo programmare interventi di prevenzione realmente efficaci”.
     Il Programma regionale di prevenzione e contrasto alla violenza di genere conferma e rafforza l’architettura del sistema antiviolenza umbro, nel quale Regione, Comuni capofila, Centri antiviolenza (Cav), Case rifugio e il Centro pari opportunità agiscono in rete: oggi la rete conta 11 Cav, 8 strutture residenziali e 3 case di semiautonomia. Il piano prevede l’ampliamento territoriale per arrivare a 13 Cav e coprire 11 delle 12 zone sociali entro dicembre 2026, con sportelli decentrati a Umbertide e Gualdo Cattaneo.    
     Le risorse sono indirizzate a diversi assi d’intervento: sostegno al funzionamento dei Cav e delle Case rifugio, con 461.414,86 euro destinati ai Cav e 276.261,25 euro alle Case rifugio; nuovi investimenti immobiliari con 334.000 euro finalizzati all’acquisto o alla realizzazione di Case rifugio e 73.600,19 euro per l’istituzione di nuovi Cav; misure per l’autonomia abitativa ed economica delle donne per un valore di 251.575 euro a copertura di affitti, utenze, spese mediche e bisogni primari; un pacchetto per l’inclusione lavorativa con 50.100 euro per voucher formativi, tirocini e accompagnamento all’autoimpiego; interventi di prevenzione e sensibilizzazione per giovani e comunità con 100.000 euro destinati a scuole e contesti giovanili e 18.000 euro per iniziative nella comunità adulta; attività di qualificazione del sistema attraverso formazione, supervisione e armonizzazione delle prassi con risorse dedicate (tra cui 32.000 euro e 45.000 euro per supervisione professionale, Codice Rosa e mappatura delle prassi, 35.200 euro per formazione universitaria e 27.575 euro per formazione specialistica del Centro pari opportunità).    
     La strategia include inoltre interventi sugli autori della violenza: l’istituzione di un Centro per uomini autori di violenza (Cuav) a Marsciano con un finanziamento statale di 36.819 euro e il rafforzamento del Protocollo Zeus promosso dalla Questura di Perugia, che affianca alla tutela della vittima percorsi volontari di responsabilizzazione e recupero comportamentale. È stato presentato anche l’avviso pubblico “Orizzonti di Parità”, strumento finanziario da 155.273,50 euro rivolto a Comuni, scuole e associazioni per progetti innovativi su pari opportunità, contrasto alle discriminazioni e misure specifiche come la formazione specialistica sulle mutilazioni genitali femminili.
     Per potenziare monitoraggio e programmazione è prevista la ricostituzione dell’Osservatorio regionale con un contributo al Centro pari opportunità di 10.000 euro, finalizzato a migliorare la raccolta dati e l’integrazione tra evidenze e politiche.     
     I dati presentati confermano una crescente domanda di presa in carico: nel 2025 sono stati registrati 7.199 ascolti (+30% sul 2024), 4.870 colloqui e 683 prese in carico formali, con una crescita delle prese in carico del 216% dal 2018 al 2025; nel 2025 il 68% dei colloqui (su 5.378) ha portato alla prosecuzione del percorso di assistenza, il 9% all’avvio di un percorso formale, il 10% a informazioni utili e l’8% a uno sfogo; il profilo delle donne accolte indica una fascia prevalente 19–45 anni, con forme di vulnerabilità multiple e con il 54% dei figli seguiti che ha subìto violenza assistita.


Housing sociale, la Giunta avvia il percorso per la costituzione del Fondo Umbria Social Housing

Perugia, 22 luglio 2026 – “Vogliamo dotare l’Umbria di un Fondo regionale per l’housing sociale, interamente pubblico, capace di attrarre risorse nazionali ed europee e trasformarle in interventi di recupero del patrimonio esistente”. Con queste parole l’assessore regionale alle Politiche della casa, Fabio Barcaioli, commenta la delibera approvata oggi dalla Giunta regionale.

   “La manifestazione di interesse che abbiamo approvato - continua Barcaioli - è il primo passo di un percorso e serve a individuare gli immobili che possono essere conferiti al Fondo e a predisporre il piano sul quale costruire l’intera operazione”.

  L’atto dispone la pubblicazione di una manifestazione di interesse rivolta ai Comuni, agli enti pubblici, alle società partecipate, alle fondazioni e agli altri soggetti proprietari di immobili inutilizzati, sottoutilizzati o da riqualificare. La ricognizione consentirà di individuare il patrimonio che potrà essere destinato al futuro Fondo Umbria Social Housing.

  Le candidature permetteranno alla Regione e ad Ater Umbria di valutarne le condizioni, stimare le risorse necessarie per il recupero e quantificare il fabbisogno complessivo. Su queste basi sarà predisposto il piano economico-finanziario necessario alla costituzione del Fondo e all’accesso agli strumenti di finanziamento destinati all’housing sociale.

  “Il sistema nazionale orienta sempre più le risorse verso i fondi immobiliari. La Regione intende arrivare preparata con uno strumento pubblico, capace di governare gli investimenti, recuperare il patrimonio esistente e ampliare l’offerta di alloggi a canone calmierato secondo le esigenze dei territori”, conclude Barcaioli.

La programmazione degli interventi terrà conto del fabbisogno abitativo dei territori, della possibilità di recuperare edifici già esistenti senza consumo di nuovo suolo e della collocazione degli immobili rispetto ai principali servizi, con l’obiettivo di restituire alloggi pienamente fruibili ed efficienti sotto il profilo energetico.


Idroelettrico, preadottato ddl con cui l'Umbria diventa protagonista della gestione dell'energia e della decarbonizzazione industriale, attraverso la costituzione di una società regionale per la gestione delle centrali

 (AUN) – Terni, 21 luglio 2026 – Nella sala conferenze di via Saffi a Terni presso gli uffici della Regione Umbria, la Presidente della regione Stefania Proietti, l'assessore all'Ambiente e all’ Energia, Thomas De Luca, e l'assessore allo Sviluppo economico, Francesco De Rebotti, hanno illustrato i contenuti del nuovo disegno di legge preadottato dalla Giunta regionale che introduce integrazioni fondamentali alla disciplina delle grandi derivazioni idroelettriche in Umbria.

  Il provvedimento punta a definire un modello di gestione strategico per la risorsa idrica regionale, un asset strategico in grado di vantare una potenza installata di circa 630 MW e una producibilità storica di 1.350 GWh/anno. Il cuore del Ddl è l'introduzione dell'articolo 9-bis alla legge regionale 1/2023 sulla disciplina dell'assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche, che autorizza la Giunta regionale a costituire una società a capitale misto pubblico-privato per la gestione delle concessioni idroelettriche.   

 “L’Umbria si colloca con questo disegno di legge – ha detto la presidente della Regione Stefania Proietti - all’avanguardia di un percorso che anche altre regioni stanno osservando con attenzione e che punta a una gestione mista pubblico-privata, con un ruolo forte del pubblico nella gestione delle infrastrutture strategiche di produzione di energia. Oggi presentiamo il risultato di un lavoro collettivo, costruito con un indirizzo politico chiaro e con un impegno eccezionale della struttura regionale. Un lavoro svolto con grande responsabilità, per rafforzare la credibilità della Regione e rispettare gli impegni assunti.  Per questo desidero ringraziare tutte le persone che hanno contribuito, dai direttori coinvolti fino a Gepafin, che ha avuto un ruolo importante nell’analisi tecnico-economica e amministrativa”.

   “Abbiamo rispettato scadenze precise – ha concluso la presidente Proietti - con la delibera di Giunta approvata ieri e con un percorso che prevedeva entro 12 mesi dalla firma al Mimit dell’accordo di programma l’avvio dell’iter di adozione del disegno di legge.  Di questo risultato abbiamo informato i soggetti interessati, a partire da Arvedi Ast e dai ministeri competenti. Si tratta infatti di materie che incrociano norme nazionali ed europee, in particolare sui temi della concorrenza e dell’energia, e per questo motivo il confronto con gli uffici europei è costante”.

  Il modello prevede una maggioranza pubblica in capo alla Regione Umbria (tra il 51% e il 70%), mentre la quota privata (tra il 30% e il 49%) sarà assegnata tramite una procedura di gara a evidenza pubblica per la selezione del socio operativo. La Regione può partecipare alla società conferendo il diritto d'uso delle cosiddette opere bagnate (dighe, canali di adduzione e condotte forzate) che rientreranno nella proprietà regionale alla scadenza delle concessioni.

  Il disegno di legge prevede anche la possibilità di aprire all'acquisizione, tramite gara ad evidenza pubblica, di quote minoritarie della società a imprese appartenenti a settori industriali ad alta produzione di emissioni e ad alta intensità energetica, i settori cosiddetti hard to abate. L'obiettivo è quello di rendere l'idroelettrico una fonte capace di sostenere la transizione di siti strategici per la nostra regione e il nostro paese come il polo siderurgico ternano verso gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050.

  “Le nostre acque – ha spiegato l’assessore Thomas De Luca - sono un patrimonio strategico, un vero e proprio ‘oro blu’, e lo sfruttamento idroelettrico deve tornare nelle mani degli umbri e dei ternani. Come Giunta regionale, abbiamo dato seguito all’impegno assunto anche nell’ambito dell’Accordo di programma Ast, preadottando un disegno di legge per la costituzione di una società regionale destinata alla gestione delle centrali idroelettriche.  Si tratterà di una società mista, ma con il pieno controllo pubblico garantito dalla Regione. Questa scelta nasce dal fatto che l’energia idroelettrica è una delle poche fonti rinnovabili che consente programmabilità, anche attraverso sistemi di accumulo a pompaggio. Per questo può rappresentare uno strumento concreto di sostegno alla transizione energetica dei comparti industriali più difficili da decarbonizzare. Si tratta, a nostro avviso, di uno dei passaggi più importanti di questa legislatura”.

  “Per il territorio ternano, in particolare, questa operazione – ha concluso l’assessore De Luca - può contribuire ad affrontare problemi storici e squilibri rilevanti, che riguardano l’offerta turistica della Cascata delle Marmore, le variazioni del livello idrometrico del lago di Piediluco e, più in generale, il ritorno delle risorse economiche sui territori”.

  “Si tratta di un impegno – ha spiegato l’assessore Francesco De Rebotti - che abbiamo assunto all’inizio del mandato, condividendolo con l’azienda, con il Ministero e con il Comune di Terni attraverso la sottoscrizione dell’Accordo di programma. Se rileggiamo il titolo dell’accordo – Progetto integrato di messa in sicurezza e riconversione industriale del sito di Acciai Speciali Terni – troviamo il senso di tutto il lavoro che stiamo portando avanti. L’obiettivo è fare in modo che questo storico sito industriale, che rappresenta il passato ma soprattutto il futuro di questa città e dell’intera regione, possa rafforzare sempre di più le proprie caratteristiche di sostenibilità e di efficienza. Per questo abbiamo assunto precisi impegni nell’Accordo di programma, che ora dovrà essere aggiornato alla luce del lavoro svolto e dei cosiddetti compiti a casa che ciascuno dei soggetti coinvolti era chiamato a portare avanti”.

  “Il modello che presentiamo oggi – ha spiegato ancora l’assessore De Rebotti - rappresenterà il riferimento per il lavoro delle prossime settimane, anche aprendo un confronto con le sigle sindacali, in vista dell’appuntamento dedicato all’aggiornamento dell’Accordo di programma, che ormai è imminente. Abbiamo svolto il lavoro necessario e messo a disposizione un modello costruito non soltanto in Umbria, ma attraverso un confronto articolato che ha coinvolto anche il livello europeo. Siamo quindi soddisfatti del percorso compiuto e motivati a proseguire nel rispetto degli impegni assunti. Ricordo che quell’intesa ha rappresentato un elemento importante per restituire fiducia alla comunità del lavoro e al sistema delle imprese ternane”.

  Attraverso il modello prescelto, la Regione Umbria manterrà un ruolo attivo e permanente nella governance del sistema idroelettrico, partecipando alle decisioni strategiche e alla definizione delle politiche industriali. Il bando di gara per il socio privato includerà inoltre prescrizioni rigorose per il perseguimento di obiettivi ambientali, energetici e socio-economici, con un'attenzione specifica all'ammodernamento degli impianti, come nel caso della centrale di Pentima, e al miglior utilizzo delle opere idrauliche.

  La scelta del modello di società mista, rispetto alla concessione, garantisce alla Regione un ritorno economico significativamente superiore e un'efficace protezione dei conti pubblici con un Van (Valore Attuale Netto) quasi raddoppiato: secondo le stime più prudenziali fatte dall'advisor Rse, garantisce un Van dei flussi regionali stimato in 683 milioni di euro su un orizzonte trentennale (con un potenziale incremento fino a 752 milioni di euro nelle configurazioni societarie ottimizzate). Si tratta di un guadagno quasi doppio rispetto ai 375 milioni di euro del Van atteso per una gara tradizionale. Con flussi attesi per l'azionista pubblico pari a 50 milioni di euro al 2030 rispetto alla stima dei 25 milioni di canoni demaniali che la Regione incasserebbe in caso di concessione al privato. A differenza del modello tradizionale, la Regione incasserà non solo i canoni demaniali fissi e variabili e la monetizzazione dell'energia gratuita spettante per legge, ma beneficerà anche della percezione diretta dei dividendi societari in proporzione alla quota azionaria. La gestione pubblica permetterà inoltre un maggiore equilibrio ambientale ed economico nei confronti dei territori dove sono insediati i grandi impianti idroelettrici, a partire dall'offerta turistica della Cascata delle Marmore fino ad arrivare al tema dello sfruttamento del Lago di Piediluco come bacino d'accumulo, finalmente riportando ricchezza sui territori interessati.


Assessora Meloni: "per il Trasimeno concretezza, programmazione e responsabilità"

(Aun) - Perugia 20 lug. 026- Questa mattina, in Assessorato, un nuovo incontro con il tavolo tecnico dedicato al Lago Trasimeno e in particolare al fenomeno dei chironomidi, coinvolgendo gli uffici regionali, l’Università e i rappresentanti del territorio: lo rende noto l'assessora regionale, Simona Meloni.
"Dal confronto è emerso il percorso operativo che, come Regione Umbria, stiamo già adottando e su cui lavoriamo da tempo: l’installazione di altre due isole nel lago, il potenziamento delle tofolamp, il ripristino dell’hovercraft per raggiungere le aree con fondali più bassi e la ricerca di nuovi attrattori sonori per la cattura degli insetti.
Non si tratta di proposte isolate o di risultati riconducibili a singole iniziative politiche. Sono azioni programmate e coordinate dall’Assessorato, che si inseriscono nella più ampia strategia regionale per il Trasimeno.
Una strategia che comprende la gestione della risorsa idrica, gli interventi sul reticolo idraulico, la manutenzione delle darsene, la navigazione, i dragaggi, la tutela dell’ecosistema e il sostegno alle attività economiche e turistiche.
Il nostro obiettivo non è inseguire l’emergenza, ma costruire soluzioni strutturali affinché il territorio non debba ritrovarsi, nella prossima stagione, ad affrontare le stesse criticità.
Per questo colgo l'occasione per ribadire un elemento: la campagna di trattamento per ridurre  zanzare e insetti, lanciata dall'Unione dei Comuni, non è altro che un intervento ulteriore che si inserisce negli interventi ripetuti di trattamenti per i chironomidi (stiamo procedendo una volta a settima e che portiamo avanti da mesi con metodo ed obiettivi chiari.
Il Trasimeno è un patrimonio dell'Umbria che come vale va trattato".


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